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PARCO DEL MINCIO

E ora per favore discutiamo di ambiente

di Andrea Fiozzi


rs_lettere Deve aver letto ben poco, il presidente del Parco del Mincio, per riferirsi a quello che ho detto come a una «polemica» tra me e lui. Non ho (ancora) speso una riga sulla sua inconcludente per certi versi, nefasta per altri, esperienza istituzionale. In un quadro politico più che «stagnante», alle porte di una campagna elettorale per le Provinciali in cui l’unico argomento rilevante a prescindere è il totocandidato (penoso calvario per ambo le formazioni), ho solo introdotto un elemento di dibattito su un settore amministrativo relativo a temi su cui io e molti altri abbiamo da tempo ragionato, studiato, discusso, condiviso. Pratiche non molto comuni tra chi si occupa di politica oggi.

Si tratta di confrontarsi sulle cose, non sui nomi; su ciò che si vuole fare e sugli strumenti che servono. Si tratta di offrire il proprio impegno al servizio del bene comune, non occupare uno spazio solo perché esiste e seguirne l’andazzo. E’ così che, da qualche anno, molte teste tutte insieme, abbiamo portato avanti l’idea della deviazione dello scarico del depuratore di Peschiera come primo passo significativo per invertire la tendenza di accumulo di inquinamento nei laghi. 12.000 cittadini hanno sostenuto l’idea condivisa con loro.

Un’amministrazione (Provincia) se ne è fatta carico e ha convinto le Province di Brescia e Verona a finanziare uno studio: l’idea non era così balzana. E si è raggiunto un risultato che, se perseguito, è economicamente sostenibile e molto vantaggioso per la qualità delle acque. Non è peregrino, ora, discutere su chi e come dovrà proseguire questa strada incoraggiante, e su chi proprio non potrà farlo, per motivi intrinseci.

Se il Parco avesse voluto, non ci sarebbe stato bisogno di raccogliere firme: l’ente era il capofila di questo processo e tutti lo avrebbero sostenuto. Ma fu necessario perché nulla si muoveva. Anche dopo aver raccolto le firme dissi al presidente: «Queste firme sono del Parco, fanne l’uso che ti viene richiesto e tutti sosterranno le battaglie per il risanamento». Il Forum del Mincio venne sciolto, non si tennero più assemblee né incontri e il Parco non disse più una parola sul tema. Cosa si può evincere da tutto ciò?

La frase «il risanamento delle acque è la priorità assoluta per il Parco» non suona come una presa in giro? Pazienza, a quelli come noi interessa il risultato e per fortuna c’era la Provincia. Oggi le competenze di un Parco regionale sono una barzelletta rispetto al passato, quando i Parchi sperimentavano tendenze di gestione del territorio che potessero prepararci alle crisi ecologico-economiche che stanno mettendo in ginocchio il nostro modello di sviluppo. Il Parco che mi onoravo di presiedere ha licenziato un Piano Territoriale (che aveva potere sovraordinato ai Piani Comunali, oggi non più) che inglobava nei suoi confini l’intero ambito sud della città, il «quarto lago», il Lago Paiolo. Quanto tempo sprecato!

Il presidente poteva perciò dire che sì, in effetti, il Parco non ha più grandi possibilità di incidere. E invece chiude dicendo che, tanto, la Regione riformerà i Parchi in enti di diritto: e così altroché la rappresentanza territoriale! E non sono solo io a preoccuparmi di questo: ho visto che anche il mondo agricolo ha iniziato ad accorgersene e a pestare i piedi. La forma del Consorzio era nata proprio per allargare il concetto di tutela del territorio, l’assemblea era formata da rappresentanti delle categorie sociali ed economiche. Gente che rappresentava qualcosa, che rendeva conto a qualcuno e che, nell’assise democratica, cercava e trovava il livello di sintesi, non di svendita.

Sul sito della Regione, si citano le varianti approvate dal Parco del Mincio. Su un totale di 39 ettari 25,75 sono «nuove zone di iniziativa comunale orientata». Prosegue la didascalia: «zone che si sviluppano in continuità con l’edificato oppure sono intercluse tra aree già urbanizzate». E’ solo l’ultima e nemmeno la peggiore.

Questo intendo quando parlo di «seguire l’andazzo». L’intervento è così riassumibile: se un ente (Parco) non ha più l’autorità istituzionale per svolgere le sue funzioni, mentre un altro (Provincia) le ha tutte e di più, non gioverebbe far confluire la gestione del Parco nelle funzioni della Provincia, come si fa in molte altre Regioni? I cartelli restano al loro posto, il nome è invariato, il marchio pure. Anche il percorso enogastronomico è salvo. Ma sarebbe salvaguardata la tutela, la rappresentatività del territorio, il confronto con i cittadini (è un organismo eletto e non nominato) e, soprattutto, la possibilità di «fare».

E ora parliamo un po’ delle politiche ambientali per il territorio mantovano, per favore.

[ Fonte: Quotidiano "Gazzetta di Mantova" del 02/02/2011 ]

Vedi altre notizie di: Rassegna stampa - Lettere al direttore e opinioni


Ultimo agg. 03/02/2011 ( 10141 letture | Invia )


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