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Consorzi e Parco: stop ai liquami

Netta condanna di chi inquina, «ma non fate di tutta l’erba un fascio»


di Rossella Canadè


rs_cronaca I liquami hanno sporcato i campi di Rodigo e inquinato le acque, ma una cosa buona l’hanno provocata: la reazione all’unisono del Parco del Mincio e del Consorzio di bonifica. Condanna unanime dei responsabili ma appello «a non fare di tutta l’erba un fascio».

La cacca di mucche e maiali, che le autobotti hanno scaricato di notte nei campi nonostante la legge lo vieti, ha unito nello stesso coro Massimo Lorenzi, presidente del Consorzio e portavoce storico degli agricoltori e Alessandro Benatti, il presidente del Parco del Mincio. «Gli agricoltori non vogliono essere etichettati come coloro che inquinano - riferisce Lorenzi, che sottolinea come «il 99% di loro investa soldi per i liquami». Prima di essere smaltiti nei periodi consentiti dalla legge, - cioé non in inverno, quando la mancanza di vegetazione aumenta l’assorbimento dei nitrati - spiega, i liquami devono essere stoccati in vasche per sei mesi, fino a quando i processi chimici portano a maturazione i reflui».

Ebbene, queste vasche costano un sacco di soldi: «una stalla di 100 vacche richiede uno stoccaggio di 500 metri cubi, che costa dagli 80 ai 100mila euro». Non solo bruscolini, e per questo occorre separare «i coscienziosi dagli asini» sintetizza. «L’acqua pulita interessa anche a noi: quella superficiale per il riso e quella di falda per i meloni». Il Parco, da parte sua, «non vuole criminalizzare nessuno» precisa Benatti, tantomeno i rappresentanti del settore agricolo, «che costituiscono il primo presidio a livello ambientale». Lo spandimento illegale dei reflui, aggiunge, oltre a gettare fango su tutta la categoria, «ha come effetto una parziale compromissione dell’attività di tutela e vigilanza che, non dimentichiamolo, viene pagata dai cittadini». Benatti ricorda che per la vigilanza il Parco ha 37 guardie, «volontari che mettono a disposizione il loro tempo, e non sono certo un battaglione di marines armati. Siamo grati al Consorzio per l’opera di sensibilizzazione che ultimamente sta svolgendo con gli agricoltori».

Per i quali, però, la legge sui liquami non è tutta rose e fiori, come tiene a precisare Lorenzi:«Le norme forse sono un po’ troppo rigide e risultano di difficile condivisione. Dobbiamo ragionarci, altrimenti si rischia di mettere in crisi il nostro dialogo, finalmente ritrovato». Gli agricoltori infatti hanno già chiesto agli uffici regionali una maggiore elasticità nell’applicazione del periodo di divieto invernale di 90 giorni consecutivi, in modo di consentire agli allevatori, se le condizioni agro - meteorologiche lo consentono, di poter distribuire letame o liquame sui terreni prossimi alle semine, o sui prati stabili.

«La terra è avvelenata da altri»


«Nessuna giustificazione per chi si è comportato al di fuori delle regole, ma è eccessivo giudicare questo quasi come un atto criminale». Così commenta Sergio Cattelan, presidente di Confagri. Per quanto riguarda l’impatto ambientale provocato nel territorio del parco dalla distribuzione di reflui in località Sacca di Goito, Cattelan sottolinea come «altre attività produttive diverse da quella agricola da anni insistono all’interno del paradiso chiamato Parco del Mincio, come ad esempio un polo petrol-chimico, ubicato in una riserva naturale. Forse se la terra è avvelenata, non sono responsabili gli allevatori».

[ Fonte: Quotidiano "Gazzetta di Mantova" del 23/01/2010 ]

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Ultimo agg. 03/02/2010 ( 13106 letture | Invia )


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